Intervista doppia: allo scrittore e al protagonista de IL SOLE A OCCIDENTE

sole

Da poco in libreria, “IL SOLE A OCCIDENTE” di Orlando Donfrancesco sta seminando consensi con il suo saper rievocare decadentismo, eleganza, ricerca della Bellezza con una storia decisamente suggestiva.
Ho quindi pensato, in un gioco di specchi di intervistare l’autore del romanzo e il suo protagonista Tancredi, vediamo cosa ne verrà fuori.
Buona lettura
Alex Pietrogiacomi

Nascere e muovere i primi incerti passi com’è stato?
Orlando: È un romanzo che portavo dentro di me da tempo, molto tempo, forse già dall’adolescenza intrisa di decadentismo. Però, come ogni creazione, c’è stato un preciso momento storico in cui ha potuto vedere la luce, un periodo di sofferenza e separazione. E così in quella solitaria estate mi sono chiuso in un vecchio appartamento a Venezia e il romanzo è venuto giù in maniera naturale, almeno nella sua prima stesura. Un periodo d’introspezione e creatività al tempo stesso, che ricordo con molto piacere e un pizzico di nostalgia.
Tancredi: Orlando mi ha seguito e studiato per molto tempo. Posso solo dire che quando ho capito che sarei stato il protagonista del suo romanzo, ho dato il meglio (e il peggio) di me.

I primi vagiti si sono sentiti a un concorso… quali i sentimenti e i pensieri?
O
: In realtà la finale al concorso è arrivata a qualche anno di distanza dalla conclusione del romanzo, che già sentivo cosa “separata” da me. Per cui ho potuto razionalizzare e dominare i comprensibili sentimenti di soddisfazione, e procedere con rinnovato entusiasmo alla sua pubblicazione.
T: Ho sempre proibito a Orlando di partecipare ai concorsi letterari e gettare così la sua creazione in pasto alla massa. Poi è arrivato questo concorso che si chiamava proprio “Orlando Esplorazioni” e non c’è stato niente da fare. Lui ha partecipato ed è arrivato anche in finale. E la mia storia è stata pubblicata.

Orlando creare Tancredi cosa ti ha procurato?
Mi ha fatto riappacificare con una parte di me.

Tancredi dove credi che abbia peccato Orlando nel formarti?
Ha commesso un solo, imperdonabile errore: l’epoca in cui mi ha fatto nascere.

Chi è un pezzo dell’altro?
O: Come ho già detto, Tancredi è, o almeno è stato, una parte di me.
T: Ti sbagli, Orlando. Io non sono una parte di nessuno, e nessuno è parte di me.

Il sesso, le relazioni, la decadenza, come vedete questi fattori?
O
: Il sesso – inteso anche come sensualità – è una componente imprescindibile e luminosa della mia esistenza e del mio sguardo sul mondo. Le relazioni sono un fattore essenziale, a volte difficile, a volte doloroso, che ci mette sempre davanti alla nostra relazione più complessa: quella con noi stessi. E la decadenza è, per me, il momento in cui la Bellezza riesce a raggiungere la sua vetta, soprattutto in relazione alla sua capacità di comunicare direttamente ai sentimenti.
T: Il sesso è l’unico fattore in grado di mettermi in comunicazione con la mia parte inferiore, animale, che mi fa scendere nelle profondità della terra dalle altezze creative. Ho dunque un rapporto conflittuale con esso, e a volte lo subisco. Le relazioni sono una minaccia alla mia torre d’avorio. Vorrei evitarle, ma ancora non ho imparato a farlo. La decadenza è la vera Bellezza: calda, malinconica, matura, sempre a un passo dall’estinzione e che per questo ci costringe a farla vivere dentro di noi.

 

Orlando
Tancredi hai mai pensato che Orlando indugiasse troppo in questo spleen decadente?
Sono io che l’ho fatto indugiare: porto lo spleen dentro di me fin dalla nascita.

Orlando invidi un po’ la vita di Tancredi?
Sì. È un dolce, eterno morire.

Cos’è per voi il ricordo? Il passato?
O
: Il passato è importantissimo, sono le fondamenta del nostro presente. È tuttavia un elemento immodificabile sul quale non abbiamo più alcun potere, per cui bisogna trattarlo con saggezza: se un tempo era forse tenuto troppo in considerazione e quindi aveva un’eccessiva influenza sulle scelte del presente, oggi viene sistematicamente dimenticato, se non cancellato. Un’umanità che non conosce il proprio passato ha un presente vuoto, ignorante. Il ricordo è invece il passato “personale”, direttamente collegato ai sentimenti ed è quindi una fonte inesauribile di emozioni cui possiamo attingere sempre, in ogni momento della nostra vita, e dove nessun altro essere umano può intervenire. Spesso ci si dimentica di questa meravigliosa risorsa che portiamo naturalmente dentro di noi.
T: Non sono d’accordo con Orlando sul fatto che il passato sia immodificabile: quando il nostro spirito si rivolge al passato vi aggiunge sempre un elemento nuovo, che ci dona ogni volta un’emozione diversa, mai provata. Mentre vivo un’esperienza non avrò mai quell’emozione così completa, così piena e ricca che provo quando la rivivo nel ricordo. Vivere serve a creare ricordi cui distillare le nostre vere emozioni.

Se doveste scegliere i vestiti l’uno per l’altro su cosa puntereste?
O: Per Tancredi uno smoking tre pezzi, di una bella stoffa spessa, nerissima, opaca, e una candida camicia col solino alto, e lo sparato rigido inamidato a perfezione. In pratica un’elegantissima armatura che possa proteggerlo e soprattutto separarlo dal resto dell’umanità. E’ un abito da sera, certo, ma tanto è raro vedere Tancredi in giro prima del tramonto.
T: Orlando mi piace col dolcevita, il blazer e un morbido pantalone di flanella. Rimane elegante ma nel contempo aperto al mondo e alla vita, senza elementi troppo rigidi che tentino di imbrigliare la sua vitalità.

La solitudine cosa rappresenta per voi?
O: Per me rappresenta l’elemento essenziale per entrare correttamente in contatto col mondo. Viviamo in tempi di horror vacui in cui si cerca di riempire ogni sano momento di solitudine con distrazioni e impegni, e in questo modo non si riesce a instaurare una relazione autentica col prossimo. Non si può stare bene con gli altri se non si sta bene con se stessi, e soprattutto se si evita sistematicamente di farlo. Bisogna amare e cercare la propria solitudine, bisogna tornarci di tanto in tanto per fare il punto della situazione, e da lì aprirsi al prossimo.
T: Posso rispondere con una citazione del mio amato Barbey D’Aurevilly: “Vi sarà sempre solitudine per coloro che ne sono degni.” E non aggiungo altro.

Orlando ma era proprio necessario scrivere di Tancredi?
No. È un romanzo assolutamente inattuale. Per questo mi piace.

Tancredi, sei conscio che molto probabilmente dopo questo libro non sarai altro che un fantasma?
Sì, e non vedo l’ora.

tancredi

Raccontate la storia di questo romanzo a parole vostre.
O: Questo romanzo descrive una vita singolare nella contemporaneità, quella di un giovane artista che risponde alla volgarità e alla massificazione del presente ritirandosi in una vita solitaria dedicata all’arte e alla bellezza. È un’opzione teoricamente ancora possibile ai giorni nostri, così com’è stata per gli artisti del Decadentismo, delle cui suggestioni il romanzo è intriso. Tancredi incontrerà altri spiriti affini con i quali si troverà a condurre una parte del suo cammino, e con i quali condividerà i pensieri e le emozioni di una vita al di sopra di ogni regola morale e materiale. Da qui una trama dinamica che si svolge in tre città che amo e conosco bene: Roma, Venezia, Parigi. Nella sua inattualità, il romanzo affronta tematiche molto attuali: massificazione, utilitarismo, globalizzazione, appiattimento, perdita d’importanza della bellezza, non solo estetica.
T: Nel romanzo Orlando ha narrato anni molto importanti della mia vita, dopo i quali nulla è stato più come prima. E non so ancora se ringraziarlo o maledirlo.

Se foste l’altro cosa fareste che voi non potete fare?
O: Se fossi Tancredi dipingerei tutto il giorno, senza sosta e senza altre distrazioni. Io purtroppo sono negato per il disegno, ma mi piacerebbe molto saper dipingere. E poi mi innamorerei perdutamente di ogni musa ispiratrice.
T: Se fossi Orlando, visto che gli piace tanto viaggiare, finirei al più presto quel giro del mondo che ha lasciato a metà, e avere così altri ricordi cui ispirarsi per scrivere un nuovo romanzo. Lasciandomi in pace, però. Io non voglio muovermi da Venezia.

Salutatevi pure come meglio credete.
O: Caro Tancredi, è stato un vero piacere fare la tua conoscenza, certamente una delle esperienze più belle della mia vita. Spero che le nostre strade torneranno a incrociarsi un giorno.
T: Non posso nascondere che anche a me ha fatto piacere. E alla fine ti ringrazio di avermi permesso di vivere questa storia, nel bene e nel male. Anzi, al di là del bene e del male.

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